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CHIP Fotonico (e non solo)
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gasgas
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MessaggioInviato: Ven Lug 30, 2010 10:45 am    Oggetto: CHIP Fotonico (e non solo) Rispondi citando

Intel ha costruito il chip fotonico

L’ultima volta che avevo sentito parlare di raggi fotonici era durante una puntata di un cartone animato giapponese. La tecnologia, però, esiste da tempo e Intel ha investito fior fior di quattrini per utilizzarla per la costruzione dei chip.

La società ha pubblicato le prime informazioni riguardante una modalità di costruzione che porterà a una nuova generazione di processori. Sostituendo le piste di rame per i circuiti stampati con la fibra ottica, si può aumentare la velocità di trasmissione dei dati e ridurre i consumi.

Il prototipo del laser fotonico di Intel è arrivato a 50 Gbps, una velocità tale da trasferire un disco in blu-ray in pochi secondi.


http://techresearch.intel.com/articles/Tera-Scale/1419.htm


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gasgas
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MessaggioInviato: Mar Set 14, 2010 7:40 pm    Oggetto: Rispondi citando

Tractor beam one step closer to reality
Thursday 9 September 2010



Researchers from The Australian National University have developed the ability to move particles over large distances, using a specially designed laser beam.

Professor Andrei Rode’s team from the Laser Physics Centre at ANU have developed a laser beam that can move very small particles up to distances of a metre and a half using only the power of light.

Whilst the laser beam won’t work in the vacuum of space, the breakthrough has many important uses on Earth, such as the assembly of micro machines and electronic components.

Professor Rode said his team used the hollow laser beam to trap light-absorbing particles in a ‘dark core’. The particles are then moved up and down the beam of light, which acts like an optical ‘pipeline’.

“When the small particles are trapped in this dark core very interesting things start to happen,” said Dr Rode.

“As gravity, air currents and random motions of air molecules around the particle push it out of centre, one side becomes illuminated by the laser whilst the other lies in darkness.

“This creates a tiny thrust, known as a photophoretic force that effectively pushes the particle back into the darkened core.

“In addition to the trapping effect, a portion of the energy from the beam and the resulting force pushes the particle along the hollow laser pipeline.”

Professor Rode added there are a number of practical applications for this technology.

“These include, directing and clustering nano-particles in air, the micro-manipulation of objects, sampling of atmospheric aerosols, and low contamination, non-touch handling of sampling materials.

“On top of this, the laser beam could be used for the transport of dangerous substances and microbes, in small amounts,” he said.
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gasgas
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MessaggioInviato: Mer Set 15, 2010 1:20 pm    Oggetto: Rispondi citando

Svelato elemento chiave della superconduttività

fonte:CNR

08/09/2010
Un gruppo di ricerca internazionale che vede protagonisti il Cnr e la Sapienza ha scoperto che anche i materiali superconduttori mostrano una microstruttura frattale, proprio come quella presente in molte forme di materia vivente (rose, broccoli, felci).



Lo studio, durato dieci anni, è stato pubblicato su Nature e promette di rivoluzionare le tecnologie a nostra disposizione con applicazioni che andranno dall’informatica ai trasporti all’energia

Nella perfetta e affascinante geometria dei frattali si nasconde un aspetto inedito della superconduttività nei materiali ideali per trasportare elettricità. A rivelarlo uno studio internazionale coordinato da Antonio Bianconi, dell’Università Sapienza di Roma, in collaborazione con Istituto di cristallografia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ic-Cnr), London centre for nanotechnology (Lcn), University college London (Ucl) e European synchrotron radiation facility (Esrf).
“Grazie a un innovativo microscopio a raggi X sviluppato nei laboratori dell’Esrf, l’impianto europeo di radiazione di sincrotrone di Grenoble”, spiega Gaetano Campi, ricercatore dell’Istituto di cristallografia del Cnr e coautore dello studio, “abbiamo analizzato la struttura atomica di un cristallo di ossido di rame, in cui la superconduttività è ottenuta mediante l’aggiunta di una certa quantità di atomi di ossigeno, detti interstiziali, capaci di muoversi nel materiale”.
“Con nostro grande stupore”, prosegue il ricercatore, “abbiamo scoperto che la disposizione di tali atomi cambia da punto a punto, assumendo forme a volte disordinate altre ordinate, e che i disegni ordinati corrispondono a dei frattali, figure geometriche che si ripetono nella struttura di una grande varietà di sistemi fisici, dal genoma umano al fiocco di neve, fino a rose o felci. Si tratta di un dato sperimentale significativo che nessuno si aspettava di trovare nella microstruttura di un materiale superconduttore”.
La sorpresa dei ricercatori è aumentata alla constatazione che i frattali presenti nel cristallo di ossido di rame giocano un ruolo fondamentale nel trasporto dell’elettricità. “Abbiamo riscontrato che la superconduttività”, aggiunge Antonio Bianconi, “oltre che dalla quantità, dipende anche dal modo con cui gli atomi di ossigeno interstiziali si organizzano nel materiale: in altre parole, è proprio la geometria disegnata dagli atomi di ossigeno interni alla microstruttura a condizionare la conduzione dell’elettricità. Nelle zone del cristallo dove la struttura è frattale, la superconduttività è favorita. Altro aspetto rilevante è che questa microstruttura può essere manipolata con semplici trattamenti termici per indurre una migliore conduzione elettrica”.
Lo studio, secondo i ricercatori, offrirà l’opportunità di realizzare prodotti tecnologici sempre più raffinati. “Questa scoperta”, conclude Bianconi, “è un passo importante verso la costruzione di superconduttori a temperatura ambiente che favoriranno ricadute oggi impensabili per la tecnologia del secondo millennio: computer quantistici e treni superveloci (come il progetto Maglev, da Tokyo a Osaka in 40 minuti), nuove reti di distribuzione elettrica senza perdita di energia (allo stadio di progetto in Cina) o centrali solari estese che dal deserto del Sahara porterebbero energia in Europa. Traguardi che forse raggiungeremo nei prossimi venti anni”.

Roma, 8 settembre 2010



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MessaggioInviato: Mer Set 15, 2010 8:46 pm    Oggetto: Rispondi citando

Interessantissimo!

Le implicazioni di questa scoperta sono parecchio interessanti, sia per i discorsi in sezione Audio sul trattamento criogenico, sia per quanto mi sono ripromesso di scrivere (il giorno in cui troverò tempo) nel seguente thread:
http://ansaht.altervista.org/phpBB2/viewtopic.php?p=1058#1058

L’aspetto incredibile è che gli esperimenti esoterici (di cui parlavo 4 anni fa sul forum Audioreview), non davano riscontri strumentali evidenti e la teoria (per come la si interpretava con le precedenti conoscenze!) non consentiva di ipotizzare miglioramenti significativi.
Eppure… i risultati all’ascolto erano positivi!

La questione inizia a dipanarsi, perché il trattamento con flusso ad alta tensione è mirato alle impurità interstiziali !!... che si riteneva di rilevanza secondaria, mentre ora emerge che sono fondamentali… e questo spiegherebbe diverse cose
Very Happy



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gasgas
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MessaggioInviato: Gio Set 16, 2010 6:43 am    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
Interessantissimo!

Le implicazioni di questa scoperta sono parecchio interessanti, sia per i discorsi in sezione Audio sul trattamento criogenico, sia per quanto mi sono ripromesso di scrivere (il giorno in cui troverò tempo) nel seguente thread:
http://ansaht.altervista.org/phpBB2/viewtopic.php?p=1058#1058

L’aspetto incredibile è che gli esperimenti esoterici (di cui parlavo 4 anni fa sul forum Audioreview), non davano riscontri strumentali evidenti e la teoria (per come la si interpretava con le precedenti conoscenze!) non consentiva di ipotizzare miglioramenti significativi.
Eppure… i risultati all’ascolto erano positivi!

La questione inizia a dipanarsi, perché il trattamento con flusso ad alta tensione è mirato alle impurità interstiziali !!... che si riteneva di rilevanza secondaria, mentre ora emerge che sono fondamentali… e questo spiegherebbe diverse cose
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... e mica l'ho postato così per caso, sai Cool Cool Cool
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MessaggioInviato: Gio Set 23, 2010 6:40 pm    Oggetto: Rispondi citando

Fisica: LHC inizia a vedere effetti imprevisti



L'esperimento CMS ha osservato un effetto imprevisto nelle collisioni di protoni che sono avvenute nelle scorse settimane nel massiccio rivelatore di LHC, l'acceleratore di particelle del Cern di Ginevra. Sono state osservate infatti correlazioni tra particelle prodotte negli 'scontri' di protoni a una energia complessiva di 7 TeV.
In particolare, negli urti a 'alta molteplicita'' (nei quali sono prodotte piu' di cento particelle cariche) alcune particelle sono in qualche modo 'correlate', associate tra loro quando si creano nel punto della collisione.
E' la prima volta che questo effetto viene osservato in urti protone-protone e sono possibili molte interpretazioni sulla sua origine. Questa correlazione tra particelle, affermano i ricercatori di CMS, ricorda caratteristiche analoghe a quelle viste da esperimenti a RHIC (Relativistic Heavy Ion Collider a Brookhaven negli Stati Uniti): allora la spiegazione fu la presenza di materia nucleare molto calda e densa formata negli urti. L'aumento d'intensita' dei fasci di LHC nei prossimi mesi generera' almeno cento volte piu' eventi con cui studiare questo fenomeno in dettaglio e capire il meccanismo che vi si cela dietro.
Guido Tonelli dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), portavoce di CMS, spiega che gli scienziati di CMS hanno ''cercato questo fenomeno sebbene la sua presenza non fosse stata predetta in urti protone-protone, cosa che lo rende molto interessante. L'aumento dei dati disponibili gettera' piu' luce sull'origine di questo effetto. Questa misura dimostra la potenza e versatilita' sia del rivelatore CMS che dei fisici che lo usano. Stiamo esplorando, centimetro per centimetro, i nuovi territori resi accessibili da LHC''. (AGI) .
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MessaggioInviato: Gio Ott 07, 2010 9:52 am    Oggetto: Rispondi citando

Il grafene, questo sconosciuto

Nobel a Geim e Novoselov. Sono i pionieri del grafene



L'Accademia delle Scienze svedese ha premiato le ricerche "rivoluzionarie" dei due studiosi di origine russa sul materiale più sottile mai creato in laboratorio che rivoluzionerà l'elettronica. Due particolarità del premio: una scoperta recente e un premiato tra i più giovani della storia


"A cosa serve la nostra invenzione? Sarebbe come chiedere a che serve la plastica". Lo scienziato Andre Geim ha appena vinto il Nobel per la fisica insieme al collega Konstantin Novoselov, entrambi dell'università di Manchester. Da Stoccolma il comitato che assegna il premio gli telefona a sorpresa per dargli la notizia e chiedergli a cosa servirà il grafene, il nuovo materiale che hanno inventato. Lui resta senza parole. "Non lo so. E' come presentare un pezzo di plastica a un uomo di un secolo fa e chiedergli cosa ci si può fare. Un po' di tutto, penso".

Il grafene è stato descritto dal comitato dei Nobel di Stoccolma come "il primo materiale a due dimensioni". E' infatti talmente sottile da aver praticamente eliminato la dimensione dello spessore. Per arrivare a un'altezza di un millimetro occorre sovrapporre tre milioni di fogli di grafene. La sua "trama" è formata da un unico strato di atomi di carbone e se fosse visibile si presenterebbe come un grande lenzuolo a celle di alveare. "Il grafene è sottile, resistente, leggero eppure densissimo, praticamente trasparente e flessibile" ha spiegato il comitato dei Nobel nella motivazione della sua scelta. E' formato da un elemento molto comune - il carbonio, il mattone essenziale degli esseri viventi - ed è un buon conduttore di elettricità. Per dire a cosa può servire un materiale così - descritto dai due scienziati russi su Science a ottobre del 2004 - l'unico limite è la fantasia.

Schermi ultrasottili, computer molto più piccoli degli attuali, pannelli solari, strumenti per andare a esplorare nei suoi anfratti il nostro Dna, sensori in grado di captare anche singole molecole di gas velenosi sono solo alcune delle idee avanzate dal 2004 a oggi. Ma forse la più accattivante per la nostra immaginazione è quella degli apparecchi elettronici indossabili come magliette. Essendo leggero e flessibile, il grafene può infatti essere trattato come un tessuto. E la sua proprietà di condurre elettricità lo rende appetibile per l'industria dei gadget informatici e televisivi.

Per arrivare alla loro scoperta Geim e Konstantin sono partiti da una punta di matita (fatta di grafite) e un nastro adesivo. Ma accanto a una cassetta degli attrezzi così semplice, hanno dovuto mettere tutte le loro conoscenze. A dimensioni così piccole infatti i materiali cessano di comportarsi con le leggi della fisica ordinarie e iniziano a seguire quelle della meccanica quantistica. E per realizzare dei fogli di grafene servono comunque strumenti e apparecchiature in grado di operare nel campo dell'infinitamente piccolo. La "nuova plastica" non invaderà dunque il nostro mondo da un giorno all'altro.

Contrariamente alle abitudini del comitato dei Nobel di Stoccolma, questo premio è arrivato solo pochi anni dopo la scoperta, avvenuta nel 2004. E mentre Geim (nato in Russia ma cittadino olandese) ha 51 anni, Novoselov (cittadino russo e inglese) con i suoi 36 anni è uno dei Nobel più giovani della storia. Dalla capitale svedese non hanno mancato di accennare all'aspetto "giocoso" del fare scienza dei due vincitori. E non è un caso che Geim dieci anni fa vinse anche un Ig-Nobel. Considerati gli anti-Nobel, questi premi vengono assegnati dall'università di Harvard alle ricerche più spiritose, divertenti, apparentemente inutili e ridicole. Geim vinse per la sua "rana volante": un piccolo anfibio che all'interno di un campo magnetico si sollevò in aria.

ELENA DUSI su La Repubblica
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MessaggioInviato: Sab Ott 30, 2010 9:15 am    Oggetto: Re: CHIP Fotonico (e non solo) Rispondi citando

guarda qua che figata ....


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MessaggioInviato: Gio Nov 04, 2010 11:26 am    Oggetto: Rispondi citando

È italiano l'hard disk più piccolo al mondo



Uno strato d'oro con quattro piccoli atomi di ferro legati a molecole organiche. È l’hard disk più piccolo del mondo, realizzato a Firenze dai ricercatori guidati da Roberta Sessoli che hanno descritto la loro scoperta sulla rivista Nature.

"Di solito i comportamenti magnetici si realizzano su sistemi molto estesi, si pensi ai primi floppy disk - spiega la ricercatrice - noi abbiamo dimostrato invece che molecole particolari si comportano come magnetini anche a livello di singole molecole, e sono in grado sia di conservare il loro momento magnetico sia di dar vita all'effetto chiamato tunneling, una caratteristica fondamentale per sfruttarle per immagazzinare informazioni".

Il sistema realizzato dagli scienziati fiorentini consiste in un singolo strato d'oro su cui sono ancorati 'magnetini' formati da 4 atomi di ferro legati a delle molecole organiche, che possono essere studiati grazie alla luce di sincrotrone.
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MessaggioInviato: Mar Dic 21, 2010 11:28 am    Oggetto: L'amplificatore perfetto Rispondi citando

L'amplificatore perfetto
Il sistema ‘hi-fi quantistico' realizzato dall'Ino-Cnr



Un sistema ‘hi-fi quantistico’, basato sull’accuratissima manipolazione della luce al livello dei singoli fotoni: ecco l'ultima fatica dei ricercatori dell’Istituto nazionale di ottica del Consiglio nazionale delle ricerche di Firenze (Ino-Cnr) e dell’Università ceca di Olomouc. Il prototipo sembra ‘violare’ le regole della meccanica quantistica, avvicinandosi alla realizzazione di un computer quantistico.

E' stato chiamato ‘amplificatore perfetto’ ed è un sistema in grado di aumentare un segnale ma non il disturbo originario e senza aggiungere alcun rumore. “Disporre di un ‘amplificatore perfetto’ permetterebbe di realizzare comunicazioni quantistiche sicure su larga scala, vicine al ‘sogno’ di un computer quantistico”, spiega Marco Bellini dell’Ino-Cnr, che ha sperimentato il prototipo in collaborazione con il collega di istituto Alessandro Zavatta e con Jaromir Fiurasek, dell’Università ceca di Olomouc. “Il nostro amplificatore di segnali luminosi sembra ‘violare’ le regole della meccanica quantistica, quadruplicando l’intensità di un debole impulso luminoso senza aumentarne il disturbo originario né introdurre alcun rumore aggiuntivo. Il risultato è basato su tecniche da noi messe a punto di aggiunta e sottrazione controllata di singoli fotoni, le ‘particelle’ fondamentali e indivisibili da cui è costituita la luce”.

“Se si alza il volume di una trasmissione disturbata, si amplifica anche il rumore e quindi il segnale rimane della stessa qualità”, ricorda il ricercatore. “Anche se normalmente non ce ne accorgiamo, anzi, tutte le volte che amplifichiamo un segnale, aggiungiamo inevitabilmente una piccola frazione di rumore, ‘sporcandolo’". Sebbene un buon impianto hi-fi riesca a diffondere segnali di uscita molto fedeli rispetto ai segnali originali in ingresso, infatti, c’è una parte di rumore addizionale inevitabile anche in un sistema ad alta fedeltà ideale. Tale rumore è legato a leggi fisiche fondamentali, ma è comunque così piccolo da risultare normalmente del tutto trascurabile.

Le cose cambiano però quando i segnali da amplificare sono estremamente deboli e il disturbo causato dall’amplificazione li rende quindi praticamente inutilizzabili. “È, per esempio, il caso degli schemi di comunicazione intrinsecamente sicuri basati sulla cosiddetta crittografia quantistica”, prosegue Bellini, “in tale situazione l’effetto è utilissimo in quanto ogni tentativo di intercettazione e copia del messaggio produce un rumore aggiuntivo tale da essere immediatamente scoperto. In molti altri casi, però, l’impossibilità di amplificare fedelmente un segnale costituisce una grave limitazione, per esempio della sua distanza di trasmissione prima che l’attenuazione lo renda troppo debole”. Una ricerca che permetterà di effettuare nuovi tipi di misure ultrasensibili, realizzare ripetitori quantistici per ricostruire i più deboli impulsi delle reti di comunicazione e amplificare il cosiddetto ‘entanglement’.
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