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Reference Monitor Speakers - Rehdeko RK115, Danley TH-MINI
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MessaggioInviato: Lun Ago 12, 2013 6:15 pm    Oggetto: Rispondi citando





Le considerazioni alla pagina precedente, riguardanti l'utilizzo dei DSP per i tagli crossover nella multiamplificazione attiva, hanno prodotto delle richieste di chiarimenti, che sinteticamente vado a dare.

Come detto, la gestione dei tagli tramite DSP offre importanti vantaggi, specie quando il sistema di diffusione è suddiviso in numerose vie e quando l'allineamento richiede interventi sui tempi di emissione, per contro i circuiti interni possono alterare significativamente il segnale musicale.









Tra gli apparecchi più usati c'è il Behringer DCX2496 e ad esso si riferiscono l'immagine riportata sopra e quelle dei link a seguire, che illustrano alcuni aspetti critici dal punto di vista della qualità musicale.
Le sezioni analogiche d'ingresso e uscita sono costituite da numerosi operazionali (bleahhh!), più relativa componentistica di contorno, che nello specifico comprende pure diversi condensatori elettrolitici in serie al segnale... e la cosa si commenta da sola!
Non meno critici sono i passaggi di conversione e riconversione tra analogico e digitale, e come ciliegina sulla torta, ad alimentare il tutto c'è un alimentatore switching!

Behringer DCX2496 analog out: http://ansaht.com/uv638jed4/ALP/147.jpg
Behringer DCX2496 power supply: http://ansaht.com/uv638jed4/ALP/148.jpg


L'andazzo rimane grossomodo lo stesso anche negli apparecchi più costosi... per esempio osservando nell'immagine seguente l'interno del DBX 4800, sono distinguibili amplificatori operazionali e condensatori elettrolitici in gran quantità, mentre non c'è traccia di condensatori in polipropilene e anche in questo caso l'alimentatore è del tipo switching.









Però gli apparecchi costosi offrono solitamente la possibilità di entrare e uscire direttamente in digitale (con la sola interposizione dei buffer), il che rende possibile minimizzare i passaggi tra A/D e D/A, e per quanto riguarda le sezioni analogiche, consente di orientarsi a soluzioni musicalmente più valide, rispetto agli amplificatori operazionali.

Un aspetto cruciale connesso all'utilizzo degli amplificatori operazionali, è che ad essi si accompagnano consistenti tassi di controreazione globale.





.....




I due grafici riportati sopra, esemplificano uno dei risvolti indesiderabili della controreazione.
In entrambe è tracciato l'andamento della distorsione al crescere del livello d'uscita... con la differenza che il grafico di sinistra è genericamente riferito a un circuito privo di controreazione e l'andamento risulta conforme a quanto avviene in natura, cioè aumentando il lavoro aumentano i sintomi di fatica... mentre il grafico di destra è riferito a un generico circuito controreazionato e l'andamento del tracciato è opposto al precedente, con distorsione maggiore quando il segnale in uscita è minimo e viceversa.
Il risultato del secondo grafico, è conseguente ai meccanismi artificiosi dell'overall feedback, che sono condizionati dal livello d'uscita (similmente a come avviene nei motori turbocompressi) e quando l'uscita è al minimo il trucco perde di efficacia.
Occorre sottolineare, che l'anomalo effetto illustrato, va ad aggiungersi alle alterazioni del segnale dovute al ritardo della funzione di trasferimento (come indicato a pagina 3 del thread).

Le ripercussioni in termini musicali, attengono alle note tematiche concernenti il "primo Watt", la cui sacralità viene ingiuriata dalla presenza della controreazione globale.
Gli effetti possono essere più o meno avvertibili a seconda dell'efficienza dei diffusori, ma come riferimento basti considerare, che per un ascolto notturno delle Rehdeko RK115, può risultare sufficiente una potenza media di 50mW (0,05W)!



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MessaggioInviato: Ven Mag 09, 2014 12:59 am    Oggetto: Rispondi citando

Nel messaggio precedente, e varie altre volte nel corso del thread, si è preso a riferimento il grado di “musicalità”, come elemento imprescindibile, per una riproduzione musicale domestica di qualità, ma tale caratteristica, al pari del già trattato “senso del ritmo” (enunciato a pagina 5 del thread), non fa parte dei parametri ufficiali.
Il problema nel definire e quantificare il grado di musicalità di una riproduzione, è conseguente alle variabili introdotte nelle fasi di integrazione ed elaborazione cerebrale del singolo individuo.
Il processo completo prevede infatti, una fase sensoriale di acquisizione, seguita da complesse fasi di vaglio e campionatura, prima di elaborare la percezione vera e propria.
È nelle fasi intermedie, tra acquisizione iniziale e percezione finale, che avvengono magie come la già accennata (a pagina 4 del thread) estrapolazione della fondamentale mancante, o incidenti come l’impropria comprensione del ritmo, che può contribuire alla dislessia.
Un aspetto determinante nell’elaborazione cerebrale della musica, è il confronto con informazioni dello stesso tipo assimilate in precedenza, in virtù del sistema che forma la conoscenza nell’essere umano.
Questo comporta, che anche nei casi di udito ottimale, connotato da soddisfacenti caratteristiche audiometriche di estensione e sensibilità, l’informazione musicale viene comunque percepita in maniera diversa da ognuno di noi.

Il che spiega, perché le misure elettroacustiche siano inadeguate a stabilire il grado di musicalità di una riproduzione… e a tal proposito, è da rimarcare come avesse quindi ben ragione Weber Rehde, nella sua avversione per le classiche misurazioni.







Il video riportato sopra è a cura di Philippe Daverio e dallo spezzone iniziale ho trascritto alcuni istruttivi passaggi, pertinenti con l’argomento trattato.
Il filmato inizia con il primo piano di una fotografia, a cui seguono i seguenti commenti:

“Tipica fotografia perfetta d’un paesaggio… eppure non riesce a dare la sensazione del paesaggio, perché il paesaggio ha una temperatura, il paesaggio ha un grado di umidità, il paesaggio ha un movimento dell’aria, che questa fotografia non riesce a restituire”

“Eppure i pittori paesaggisti ce l’hanno fatta a rappresentare il paesaggio…”

“Il caso Canaletto.
Palazzo Ducale e la Riva degli Schiavoni, con migliaia di barche all’attracco… l’atmosfera della luce è esattamente quella d’una giornata calma veneziana, le nuvole nel cielo sono lente, l’aria è umida, l’acqua è ferma.
Mi giro di 180° e vedo il paesaggio che continua nell’altra direzione, verso la Salute, guardando l’edificio che oggi è quello delle Procuratie… sempre la stessa medesima atmosfera, il cielo è lo stesso, l’acqua è ugualmente calma, posso misurare in realtà il grado della temperatura e addirittura sento il grado dell'umidità.
Nessuna fotografia, se allora ci fosse stata la macchina fotografica, sarebbe stata in grado di restituirmi la stessa sensazione di autenticità dell'ambiente. Perchè?
Le tende si muovono sotto l'effetto di un'aria lenta e il pavimento appare leggermente umido… l'acqua è calma e si muove vibrando. Perchè?
Eppure l'acqua non è affatto rappresentata in un modo mimetico, l'acqua è narrata quasi in un modo ipersemplificato, con piccoli colpetti di pennello bianco, e il pavimento è rappresentato con segni ipersemplici, pure povere pennellatine.
È che in verità noi non guardiamo i quadri con gli occhi, guardiamo i quadri con il cervello e il cervello ricompone i segnali che gli occhi raccolgono; più sono semplici, come piccoli segni di onde, più al nostro cervello viene facile ricostituire l'immagine esatta nella mente, è nella NON assimilazione alla rappresentazione perfetta, che avviene il miracolo dell'identificazione!


“È ben diverso il caso di Guardi, che ci sembra talvolta molto più raffinato, molto più vivo, molto più intenso nella pittura e sicuramente molto più coinvolgente e moderno nel gesto.
Ma la sua pittura non rappresenta più affatto la realtà, rappresenta solo un mondo sognato e onirico.”


“Diverso ancora il caso di Bernardo Bellotto… lui discende da Canaletto e come tale avrebbe l’imprinting mentale di correre nella stessa direzione di rappresentazione del reale, ma siccome non riesce ad abbassarsi alla banalità del gesto, si rifugia nell’altra dimensione, quella della rappresentazione ottica vera e propria, quella della camera ottica, e ne proviene un risultato, che sembra invero più fotografico che reale, perché l’ombra è così forte, che non indoviniamo più la parte sottostante, mentre l’occhio nostro, nella realtà riesce a riequilibrare ombre e parti più chiare.”

“Noi non siamo una macchina fotografica!”

“Per raggiungere la realtà attraverso la sua ipersemplificazione, ho un riscontro assolutamente parallelo nel campo della musica.”

"Se io sento a grande distanza, mettiamo l'isolato accanto, una piccola radiolina che mi suona un notturno di Chopin, posso avere l'impressione che lì stia suonando un pianoforte.
Se mi trovo dinnanzi al migliore impianto di riproduzione tecnica, proprio davanti al naso, mi rendo conto che non sto ascoltando un pianoforte, ma ascolto una replica tecnica di un pianoforte.
In quanto anche la musica la percepisco un po' con le orecchie e un po' proprio "con le trippe", ma in realtà la elaboro nel mio cervello e la elaborazione cerebrale non è altro che il risultato di tutte le esperienze di musica che ho avuto fino a quel momento."





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P.S.
Un notazione storicamente interessante ricavabile dal video, riguarda Aristotele (che Daverio chiama “Aristotile”), “secondo cui l'intelletto umano non si limita a recepire passivamente le impressioni sensoriali, ma svolge un ruolo attivo che gli consente di andare oltre le particolarità transitorie degli oggetti e di coglierne l'essenza in atto”.

In altre parole, Aristotele colloca l’uomo nel sistema, individuandolo come parte non invariante dello stesso.
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MessaggioInviato: Dom Mag 11, 2014 8:31 am    Oggetto: Rispondi citando



Fotografia di Christian Tagliavini




Può accadere, che la fotografia si faccia quadro…
Beata Zdanowska: http://ansaht.com/uv638jed4/ALP/153.jpg

Così come può accadere, che perseguendo il realismo mimico, il quadro diventi fotografia…
Danielle Richard: http://ansaht.com/uv638jed4/ALP/154.jpg

Comunque sia, i paesaggisti ce l’hanno fatta, come dice Daverio, a rappresentare il paesaggio, al punto di divenire riferimento per la scienza, che ha tratto informazioni riguardanti le eruzioni vulcaniche del passato, dai colori dei tramonti di celebri quadri antichi…
Atmospheric Chemistry and Physics: http://ansaht.com/uv638jed4/ALP/acp-14-2987-2014.pdf
William Turner, Petworth Park: http://ansaht.com/uv638jed4/ALP/155.jpg

A pagina 6 del thread, veniva scritto quanto segue:
“Questi soli particolari non sono di per sè esaustivi, ma hanno un coinvolgente potere descrittivo, per certi versi paragonabile a quello delle grandi opere classiche raffigurate su tela, in cui maestri come il Tiziano, con un singolo vellutato tocco di bianco, riuscivano a trasmettere perfettamente l'idea della piega nel panno di una casacca.
Alla luce di queste considerazioni, diventa comprensibile la diffusa passione per certi altoparlanti vintage… che all'aspetto del convenzionale largabanda a cono, accompagnano la capacità di tratteggiare la musica con sapienza, come farebbe il tocco vellutato del grande maestro.”


Ed ecco quanto scritto in precedenza a pagina 4:
“La magia dei diffusori Rehdeko, consiste proprio nella capacità di proporre narrazioni, iconografie, che ogni volta sono un originale assoluto.”

La rilettura di queste parole risulta ora maggiormente significativa, specie quelle riferite ai diffusori Rehdeko RK115, che sintetizzano come una riproduzione musicale “raccontata” e “rappresentata” in maniera semplice e naturale, facilita i processi di elaborazione del nostro cervello, favorendo una percezione di verosimiglianza, che si traduce in sensazione di notevole musicalità, il che trasforma una riproduzione ineluttabilmente non originale, in un nuovo originale assoluto.

Un altoparlante fullrange di qualità, può gestire una gamma sufficientemente estesa, da risultare appagante di per sé… però noi ascoltiamo la musica un po’ con le orecchie e un po’, come dice Daverio, con “le trippe”, a significare che la riproduzione è fatta anche di fisicità ed energia e non sempre di sola sublimazione.
Da qui, come già esposto, e come verrà approfondito ulteriormente nel prosieguo, la soluzione energizzante priva di crossover.



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MessaggioInviato: Sab Giu 07, 2014 3:06 pm    Oggetto: Rispondi citando

Dai post precedenti si ricava, che il grado di musicalità di una riproduzione musicale, è condizionato dalla nostra percezione di verosimiglianza.
La verosimiglianza dipende ovviamente dalle esperienze musicali accumulate nel tempo, ma anche da una particolare condizione, tanto misconosciuta quanto fondamentale, che ne attiva il richiamo.
Infatti lo stimolo ad elaborare l’esperienza accumulata, è associato alle acquisizioni sensoriali che offrono margine d’integrazione, mentre invece ciò che ci appare perfetto, non stimola gli stessi processi e viene direttamente assimilato in quanto tale.
Il che spiega, perché le acquisizioni recepite come perfette, possano risultare “aliene” in senso lato e presentare sentori di “freddezza”, rispetto a quelle che invece vengono integrate dal nostro cervello, datosi che solamente queste ultime sono definite anche da componenti derivati dall’esperienza personale, ed è proprio la presenza di elementi attinti dalla nostra conoscenza, che rende la percezione indubbiamente più riconoscibile, quindi più verosimile... e ciò riflette in noi sensazioni di pronunciata musicalità.

Pertanto si tratta di un aspetto cruciale, al punto che alcune importanti evoluzioni nel mondo della riproduzione musicale domestica, diventano pienamente comprensibili solamente avendo contezza, di questo specifico principio di funzionamento della “macchina uomo”.
Tra gli esempi più significativi, non può mancare il revisionismo che mutò l’orientamento anni 80, mirato a concepire elettroniche audio con valore di distorsione caratterizzato da molti zeri dopo la virgola.
Poi c’è l’epopea del disco in vinile, che decenni orsono si riteneva superato e destinato al pensionamento e invece tuttora presenzia nei migliori impianti, mentre a soccombere è stato il perfettissimo formato SACD.
Non meno eclatante è l’esempio delle valvole, tornate prepotentemente in auge, nonostante i moderni dispositivi a stato solido e le odierne tecnologie digitali, consentano prestazioni tecniche mirabolanti.











Per gli esempi citati e per vari altri, c’è sempre stato un naturale desiderio di comprendere quali motivazioni di fondo giustificassero, al di là dei trend di mercato, la preferenza per soluzioni considerate, a torto o a ragione, tecnicamente meno dotate.
Ma gli esperti di settore si sono perlopiù limitati a constatare, che la tal soluzione “suona meglio” della tal altra; fornendo quindi una verità dogmatica, priva dei dettagli necessari a circostanziare il tutto.
Non che siano mancati nel tempo i tentativi di formulare teorie di approfondimento, ma tipicamente non si è arrivati molto oltre l’additare la distorsione, come presunto elemento ingannevole di maggiore musicalità, in ragione del fittizio arricchimento armonico.

In realtà esiste una precisa spiegazione scientifica, ed è appunto quella inerente la percezione di verosimiglianza in quanto costituente della sensazione di musicalità, illustrata nelle righe precedenti.
Una spiegazione, che non vuole essere di solo contributo culturale, ma anche fungere da grimaldello bulgaro, per forzare il passaggio dal nozionismo alle utili indicazioni pratiche.


cenni storici

Le indicazioni pratiche che interessano, sono le stesse richieste numerose volte in ambito forum audio italiani, quando tempo addietro fu da più parti animosamente dibattuto il tema della “non invarianza”, in riferimento alla soggettiva percezione dell’individuo, inteso come elemento variabile nel sistema di riproduzione.
Tra le varie richieste, è rappresentativa quella rivolta da Paolo Saggese a Fabio Ferrara:
“Quello che sentiamo adesso dipende (anche) da quello che abbiamo sentito un attimo fa`... e/o magari anche un anno fa.
E per altro non solo da quello che abbiamo sentito, ma anche da una infinita` di altri fattori che non hanno nulla a che fare con il suono (quello che vediamo/abbiamo visto, dagli odori, dallo stato d'animo e via dicendo).
Ma, rinnovo la domanda, che ce ne facciamo di questa informazione? cosa ne dobbiamo concludere? come la usiamo in pratica?”



… continua…



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L'ultima modifica di ANSA il Mar Gen 13, 2015 7:53 pm, modificato 1 volta
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MessaggioInviato: Ven Ago 29, 2014 11:25 pm    Oggetto: Rispondi citando

Rimandiamo la continuazione di cui sopra, in quanto i Moss dormienti sono stati attivati da Fabio Gagliani (uno gnefo giustamente espulso di recente dal forum VHF) e siccome hanno ripreso a pieno ritmo le solite argomentazioni, chissà che tra un pippone e l’altro non esca qualcosa di diverso dal solito arcinoto vaniloquio.

Questo è il link:
http://audiovideohifi.forumfree.it/?t=69379502


Aspettiamo… hai visto mai che forniscano quella risposta tanto richiesta in passato, così mi risparmio di scriverla io adesso.



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L'ultima modifica di ANSA il Ven Set 26, 2014 12:10 pm, modificato 1 volta
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MessaggioInviato: Lun Set 01, 2014 4:55 pm    Oggetto: Rispondi citando

l’orientamento esoterico

Il pensiero critico verso i convenzionali tagli crossover, simboleggiato anche dall’immagine posta all’inizio della presente pagina, può spingersi al punto di perseguire il crossover-free, ma nell’utilizzo degli altoparlanti non sempre è possibile, o anche solo auspicabile, fare a meno dei tagli.
Quando occorre, la soluzione che risulta musicalmente preferibile per il segnale in potenza, è quella del taglio elettrico a 6dB/ottava.

Si tratta ovviamente di un orientamento, che, per quanto mi riguarda, fa riferimento ad intendimenti esoterici, volti, come detto, alla qualità musicale, più che ad altri aspetti.
Però sorprendentemente li ritroviamo in buona misura condivisi, anche da noti professionisti del settore, che presumibilmente di filosofie esoteriche non si interessano.
Per esempio due esperti italiani come Giorgio Montagna e Sergio Canini, che gli altoparlanti e i diffusori li fanno e li disfano ad occhi chiusi, hanno adottato soluzioni di questo genere.
Si veda in tal senso l’impegnativo diffusore Montagna Spark 03, un tre vie con tagli elettrici a 6dB/oct e posizionamento in fase degli altoparlanti: http://www.hiend.it/DiffusoriHiEnd.htm … realizzato e messo a punto nei laboratori Montagna: http://www.hiend.it/servizi.htm

Ci sono inoltre le considerazioni e i suggerimenti di Canini: http://www.caninialtoparlanti.it/nocrossover_.htm ... vedere anche: http://www.caninialtoparlanti.it/DNC.htm
… a cui mi sono personalmente ispirato, per il passabasso meccanico utilizzato nell’unità bassi Danley TH-Mini e per il passabasso meccanico adottato nella seguente unità medio-alti:





mid-high prototype unit… by Ansa HT




Il medio utilizzato, è lo stesso impiegato nelle Kiso Acoustic HB-1 (prezzo dai 16 ai 24.000$) e anche, in versione leggermente customizzata, nelle più economiche Goldmund Micrometis (prezzo circa 10.000$).



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MessaggioInviato: Dom Gen 04, 2015 2:31 pm    Oggetto: Rispondi citando

Con il prototipo dell’unità medio-alti del messaggio precedente, prosegue la decostruzione concettuale dei tagli crossover, attraverso la trasposizione al multi-way.

L’esperienza maturata nelle implementazioni basate sul diffusore Rehdeko RK115, conferma che nei sistemi di diffusione concepiti all’insegna della musicalità, ciò che in pratica equivale al numero 42, è la scelta azzeccata dell’altoparlante deputato a riprodurre la gamma media.
Nelle soluzioni frazionate l’altoparlante dei medi gode del vantaggio di una banda meno ampia da trattare e questo consente l’impiego di driver espressamente concepiti per tale scopo.
Però nello specifico caso dell’unità medio-alti in questione, l’individuazione del midrange era complicata dal previsto taglio a soli 6dB/oct, da collocarsi per scelta un’ottava sotto al Kilohertz.

Perciò la ricerca fatta a suo tempo, fu indirizzata a un midrange da 4”, che avesse THD contenuta a circa 0,2%, nell’intervallo tra 200Hz e 500Hz, per un’emissione di 90dB a 1m… oltre ovviamente alle indispensabili doti di equilibrio, coerenza e dispersione.

Tra i modelli considerati: il Seas W12CY003 e lo Scan Speak 12MU_4731T00 (quest’ultimo, per la cronaca, è il medio-alto utilizzato nelle Alietta)







http://ansaht.com/uv638jed4/ALP/SeasW12CY003.pdf








http://ansaht.com/uv638jed4/ALP/ScanSpeak12MU_4731T00.pdf



Due pregevoli driver, che disattendono le aspettative al test strumentale, esibendo una distorsione alle medie frequenze (cioè proprio quelle che più interessano) eccedente l’1% ad un livello di 90dB.
A seguire si vedrà, come sia possibile fare di meglio ad un costo decisamente inferiore.



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MessaggioInviato: Mar Gen 06, 2015 1:16 am    Oggetto: Rispondi citando






Al dunque ecco il driver Peerless, un piccolo talento, che non solo regge dove i suoi ben più costosi colleghi vanno in affanno, ma lo fa sfoggiando una pregevole linearità e ottime doti di coerenza e dispersione.

Il test strumentale al seguente link: http://ansaht.com/uv638jed4/ALP/PEERLESS_P830870__HDS-PPB-4-25-08.pdf









È proprio l’estesa e muy linda linearità (priva delle incertezze a centro banda presenti nel driver Seas e dei cazzeggi in alta frequenza presenti nel driver ScanSpeak), che spiana la strada ad un arrangiamento esoterico… supportato anche dall’ottima tenuta con ridotta distorsione.

La formulazione dell’insieme, prevede l’aggiunta di un particolare tweeter del tipo con passa-alto meccanico a vite centrale (già illustrati a pagina 6 del thread), in virtù del quale si può utilizzare un blando taglio elettrico a 6 dB (realizzato con un semplice condensatore ROE in serie), senza per questo invadere la gamma media.
Il taglio del primo ordine semplifica l’allineamento acustico tra tweeter e midrange, ottenibile con l’allineamento verticale delle bobine.
Mentre il cono del tweeter funge da guida d’onda, garantendo ampia dispersione alle alte frequenze.

Anche il passa-alto del midrange è realizzato con un semplice condensatore Siemens da 47uF 100Vdc posto in serie, invece il passa-basso è implementato con un disco di poliuretano, che realizza il filtraggio meccanico desiderato.
Nello specifico il poliuretano utilizzato ha cellule molto fini ed è cucito (come fosse un bottone) internamente alla griglia metallica frontale del diffusore, in modo che la vicinanza alla cupola centrale del midrange, introduca un’impedenza di rifasamento nella zona da 5KHz a 9KHz.

La vaschetta in plastica posteriore, rinforzata con un disco di bachelite spesso 5mm, ha i doppi morsetti e il montaggio dei due condensatori è previsto all’esterno del diffusore, nell’ambito della vaschetta stessa.







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giuseppe847



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MessaggioInviato: Mar Gen 06, 2015 10:43 am    Oggetto: Reference Monitor Speakers - Rehdeko RK115, Danley TH-MINI Rispondi citando

Progetto molto interessante, solo che bisogna fare i conti con gli 85dB del Midwoofer e questo non si sposa in maniera ideale con il progetto, da me tanto desiderato, dell'Allotropical Line Preamplifier, riportato inizialmente in questo argomento.
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MessaggioInviato: Ven Gen 09, 2015 5:00 pm    Oggetto: Rispondi citando

Prima di rispondere a Giuseppe, do brevemente seguito all’argomento, valutando il driver Peerless nell’ambito del diffusore Kiso HB-1 di Toru Hara San.









Così come il Manger rappresenta tra gli altoparlanti dinamici, l’estremizzazione del funzionamento a membrana, altrettanto il Kiso (e l’Onkyo D-TK10 Takamine da cui deriva) rappresenta l’estremizzazione del diffusore risonante.
Infatti le pareti laterali e quella posteriore del cabinet, sono realizzate alla maniera delle chitarre acustiche, con tanto di catene interne di accordatura.

Il test strumentale a seguire, non manca di rilevare alcuni modi propi di questo progetto particolare, ma non rende giustizia alle capacità musicali dei Kiso HB-1, che hanno riscosso numerosi consensi.









Il secondo grafico del test, risulta interessante in relazione all’unità medio-alti dei messaggi precedenti, in quanto emerge dal tracciato in rosso, corrispondente ad un SPL di 100dB, che i 500Hz e l’ottava inferiore a 250Hz, si mantengono ad un livello di THD di circa l’1%... il che significa, che il previsto taglio a soli 6dB, non impedirà al driver Peerless di farsi sentire!



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