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Reference Monitor Speakers - Rehdeko RK115, Danley TH-MINI
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MessaggioInviato: Mar Gen 13, 2015 8:37 pm    Oggetto: Re: Reference Monitor Speakers - Rehdeko RK115, Danley TH-MI Rispondi citando

giuseppe847 ha scritto:
Progetto molto interessante, solo che bisogna fare i conti con gli 85dB del Midwoofer e questo non si sposa in maniera ideale con il progetto, da me tanto desiderato, dell'Allotropical Line Preamplifier, riportato inizialmente in questo argomento.



Effettivamente non c’entra… l’unità medio-alti è un esempio, che aiuta ad approfondire il tema della decostruzione concettuale del crossover.
L’utilizzo di altoparlanti a bassa efficienza nella convenzionale soluzione a più vie, dimostra appunto, che determinati approcci (esoterici) sono estendibili anche alle soluzioni classiche… e non sono prerogativa esclusiva delle soluzioni riguardanti il diffusore RK115.








Ciò che invece costituisce prerogativa di soluzioni con apparecchi alla maniera del pre Allotropical da te citato e diffusori aventi caratteristiche sui generis del Rehdeko RK115, è la possibilità di una riproduzione musicale all’altezza delle implicazioni nel dominio del tempo.

Una singola nota musicale, non è semplicemente formata da armoniche di determinato livello, ma è contraddistinta anche da un articolato sviluppo temporale, a costituire una complessa morfologia, che determina il timbro.
Lo sviluppo temporale è caratterizzato da insorgenza e cessazione, oltre che dal comportamento delle armoniche, aventi durata diversa l’una dall’altra, con variazioni di livello nel durante (anche nelle note tenute).

Ecco perché nella corretta riproduzione musicale, è fondamentale non introdurre alterazioni connesse coi tempi di esistenza.
Quindi occorre prestare attenzione alla controreazione globale, alla backEMF e ancor di più alle alterazioni introdotte dall’ambiente.



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MessaggioInviato: Sab Gen 17, 2015 4:29 pm    Oggetto: Rispondi citando

Dalle considerazioni riportate nel messaggio precedente, nasceva tempo fa l’idea di realizzare una funzione di monitoraggio, che permettesse ascolti equivalenti ad una misura campione.
Cioè in sostanza una versione audiofila esoterica, degli ascolti monitor impiegati nell’audio professionale.

Il punto cruciale di un simile intento, è la scelta dei diffusori.
Per esempio, l’utilizzo dei pannelli elettrostatici garantirebbe l’indispensabile musicalità e il rispetto di molti parametri fondamentali, ma nel contempo comporterebbe una serie di controindicazioni; come la tipica emissione a dipolo in relazione all’ambiente, la dimensione dei pannelli in relazione alla distanza d’ascolto, la bassa efficienza in relazione al pilotaggio e la dinamica non esuberante in relazione a determinati generi.

Una soluzione più convenientemente percorribile, per un risultato d’insieme, che, pur nell’inevitabile compromesso, si distingua per assoluta purezza, è realizzabile a partire da quei diffusori largabanda musicalmente più accreditati, che non fanno tutto, ma fanno bene quello che fanno.

In questo senso l’idea poi si delineò, secondo il seguente schema di principio:








Un equilibrato diffusore single-drive, si presta ad ogni tipo di piazzamento ambientale e rende praticabile l’ascolto disvelatore a distanza ravvicinata, utile a discernere i tempi di esistenza in origine del messaggio musicale.
La generosa sensibilità, favorisce una filiera di pilotaggio breve e della massima purezza esoterica… composta da un singolo stadio attivo non controreazionato, costituito da un monotriodo in single-ended a polarizzazione fissa, che per sua natura è refrattario alla backEMF.

Una combinazione in grado di indagare spietatamente, la qualità del programma musicale analizzato e la sostanza della sorgente utilizzata.







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MessaggioInviato: Gio Gen 22, 2015 2:35 am    Oggetto: Rispondi citando

Dei vari controlli volume di tipo magnetico che ho avuto modo di conoscere, compresi alcuni molto costosi, lo Stevens & Billington TX-102 è decisamente il mio preferito.

Il TX-102 propone la stessa strategia del fratello TX-103 (un trasformatore step-up per testine MC, che al banco misura ne mette in riga tanti), esibendo un generoso valore d’induttanza (400H), accompagnato da una ridotta capacità parassita, che gli consente di sopravanzare anche le versioni ad autotrasformatore, nonostante questi ultimi siano avvantaggiati da una struttura semplificata, che facilita i risultati.












L’utilizzo del volume a trasformatore, consente di collegare l’ingresso in bilanciato e, a parte gli aspetti relativi al rumore, può risultare utile per risolvere gli imprevedibili loop di certi abbinamenti.
Inoltre, con la separazione galvanica, diventa naturale inviare il bias fisso alla griglia della valvola, tramite la connessione al volume.

Quando la valvola è configurata a catodo comune, come nel caso in questione, la resistenza e il condensatore tipicamente adottati nella polarizzazione automatica, ripropongono in ingresso gli influssi della backEMF, che vi circola, giungendo amplificata sul primario del trasformatore d’uscita.
Viceversa con la polarizzazione fissa, il catodo è direttamente connesso a massa e pertanto gli effetti della backEMF risultano irrilevanti.
Questo è uno dei motivi, per cui la configurazione a bias fisso suona meglio.

L’argomento backEMF merita un ulteriore approfondimento, da farsi a tempo debito.











L’immagine riportata sopra, completa la parentesi dedicata ai TX-102, illustrando un atipico pre linea passivo, che li utilizza.
Design e realizzazione sono opera di Josh Stippich, per conto di Ed Sawyer (già menzionati in precedenza: http://ansaht.com/phpBB2/viewtopic.php?t=148&postdays=0&postorder=asc&start=30 ), che ha curato il montaggio elettrico di questo particolare oggetto, non privo di suggestivo fascino.



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MessaggioInviato: Gio Gen 29, 2015 9:39 pm    Oggetto: Rispondi citando

Dall’iniziale configurazione di monitoraggio, la situazione si è evoluta in sistema energizzato, con l’inserimento della sezione bassi Danley TH-Mini.









La gestione del TH-Mini, comporta implicazioni valutabili secondo tre aspetti: 1) amplificazione, 2) tagli crossover, 3) impatto musicale.
Iniziare dal punto 2, consente di completare una prima tornata di considerazioni, riguardanti l’argomento delle ripartizioni in frequenza alla maniera esoterica.

Il filtraggio è in questo caso agevolato dalla risposta in frequenza del diffusore, che sostanzialmente è di tipo passabanda, e rende pertanto praticabile l’utilizzo di un filtro meccanico per il passa-basso.
A maggior ragione considerando, che la messa in opera dello stesso, risulta facilitata dalla conformazione del diffusore, contraddistinta da bocca d’emissione di 33x34.5cm e griglia metallica di protezione. È quindi semplice fissare alla griglia una lastra di feltro, opportunamente sagomata, per limitare l’impedenza alle frequenze più basse.
Un possibile metodo più economico, consiste nell’impiego di un cuscino appoggiato alla bocca del diffusore. Se ne trovano di tutti i tipi, anche di colore nero, e grazie alla cerniera, è comodo il riempimento con ritagli di feltro; alternando gli elementi, per contenere l’impedenza di carico.

Per ascolti orientati alla miglior resa musicale, risulta preferibile non filtrare il fullrange Rehdeko RK115.
Nel caso invece si voglia mediare la qualità, in favore di una maggiore pressione sonora, occorre applicare al sistema dei tagli in frequenza.
Il taglio più necessario, è il passa-alto per il Rehdeko RK115 e, nell’ambito della strategia complessiva, risulta sufficiente un semplice 6dB/ottava.
Al momento utilizzo per tale scopo, dei comuni condensatori Solen MKP da 100uF 400V, che, per la cronaca, acquistai – usati – parecchio tempo addietro, da un utente del nostro forum: http://ansaht.com/uv638jed4/ALP/174.jpg

L’ulteriore taglio, è in ottemperanza al data-sheet Danley, che consiglia un passa-alto 24dB/ott a 40Hz: http://ansaht.com/uv638jed4/ALP/175.jpg









Il taglio in questione, viene introdotto a livello linea, sul segnale d’ingresso dell’amplificatore, per mezzo di moduli UTC, modello HML-40, con all’interno filtri passivi di tipo LCR ad alta pendenza.

Il pregio più importante dei filtri UTC, è di garantire un intervento al massimo livello di trasparenza musicale.
Alla purezza esoterica, uniscono l’ulteriore pregio dell’efficacia, per cui a 30Hz il livello è già a -20dB e oltre!

Questo significa, che il blando taglio di soli 6dB a 200Hz, applicato ai Rehdeko RK115, è in realtà circoscritto alla banda 40Hz – 200Hz, per la presenza del filtro UTC.
Significa anche, che i piccoli woofer da 12” (B&C 12PS100) del TH-Mini vengono agevolati nel loro compito, per cui riescono ad esprimersi per come specificato a data-sheet: 132dB peak SPL (138dB peak SPL a 100Hz).

In pratica significa, che Navras lo si può riprodurre a dei livelli tali, da molestare l’intera palazzina.



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MessaggioInviato: Mer Feb 04, 2015 3:23 pm    Oggetto: Rispondi citando

Prima di passare alle considerazioni relative ai punti 1 e 3 del messaggio precedente, merita approfondire la conoscenza dei filtri UTC... ad iniziare dai modelli elencati a catalogo:
http://ansaht.com/uv638jed4/ALP/177.jpg
http://ansaht.com/uv638jed4/ALP/178.jpg










Attualmente questi moduli non sono più prodotti, però è comunque possibile reperirne esemplari sia nuovi, che usati (come da immagini riportate), con differenze esclusivamente estetiche.

Le varie possibilità di connessione ed interfacciamento, sono illustrate nel foglietto di accompagnamento dei moduli: http://ansaht.com/uv638jed4/ALP/181.jpg









Al loro interno i moduli UTC contengono dei filtri LCR, sostanzialmente simili ai filtri LCR utilizzati nelle deenfasi RIAA, ed è tramite questa similitudine, che si ripropongono le medesime considerazioni di apprezzamento, in chiave di purezza esoterica.

In concreto, risultano determinanti la qualità dei componenti, in particolare degli induttori con nucleo in super permalloy, e l’affinamento manuale (che avveniva svolgendo o gli induttori o i condensatori); così come la schermatura metallica, che stabilizza le caratteristiche del filtro e riduce le interferenze esterne.

Nell’utilizzo, fanno la differenza l’alta pendenza d’intervento e le caratteristiche d’impedenza costante d’ingresso e uscita. Ed è proprio quest’ultima peculiarità, che, unitamente allo sviluppo circuitale minimale, rende il filtro musicalmente trasparente, in virtù del carico sempre coerente, per qualsivoglia sorgente.









Per quanto riguarda la modalità d’attenuazione, vediamo nelle due immagini sopra e sotto, rispettivamente il grafico degli intenti e la rilevazione dell’intervento reale, effettuata con l’analizzatore sul modello HML-40.

La perentorietà dell’azione risulta evidente già a colpo d’occhio, essendo ben oltre i 40dB per ottava!







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MessaggioInviato: Dom Mar 01, 2015 7:10 am    Oggetto: Rispondi citando

Per il filtraggio meccanico passa-basso al Danley TH-Mini, un’accortezza importante è di non eccedere con lo spessore del feltro, per contenere al minimo il coefficiente di assorbimento alle frequenze più basse.










Considerando che al di sopra dei 200Hz l’energia del TH-Mini tende a calare, una lastra di feltro con spessore 20mm può bastare alla bisogna.
Anche perché il contributo in gamma medio-bassa, apportata dal Rehdeko RK115, avviene, a seconda dei casi, senza filtraggio o con blanda filtratura di 6dB/ott e quindi è sempre presente un imprinting, non energico, ma con potere istruttivo determinante, alla comprensione di tempi e modalità dell’intera gamma bassa.

Pertanto il ruolo del TH-Mini nell’ambito del sistema, è da comprimario e di fatica… deve cioè fornire energia, cercando di restare al passo.
In quest’ottica, non è fondamentale un filtraggio passa-basso ottimizzato di fino, ma volendo è possibile aggiungere ai 20mm di feltro, del materiale più poroso (spugna ad alta densità), per aumentare l’attenuazione in gamma medio-bassa.



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MessaggioInviato: Mar Mar 03, 2015 4:50 pm    Oggetto: Rispondi citando

A seguire, una serie di risposte rapide, a richieste di chiarimenti che si sono accumulate.


nota musicale



http://www.maurograziani.org/text_pages/acoustic/acustica/MG_Acustica06.html


Quanto scritto (nel primo post di questa pagina) in merito alla singola nota musicale, diventa facilmente comprensibile osservando sonogramma e spettrogramma riportati sopra, che illustrano la morfologia complessiva di una singola nota di pianoforte, comprendente insorgenza (caratterizzata dal martelletto) e cessazione, oltre all’evoluzione temporale delle parziali, con le variazioni d’intensità.


il numero 42

La seguente frase nella pagina precedente del thread: “nei sistemi di diffusione concepiti all’insegna della musicalità, ciò che in pratica equivale al numero 42, è la scelta azzeccata dell’altoparlante deputato a riprodurre la gamma media” … non fa riferimento a un coefficiente o al risultato di un’equazione concernente l’acustica.
Si tratta semplicemente di un’espressione imperniata sulla citazione: Risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto.
La risposta fornita dopo 7.500.000 anni, dal supercomputer Pensiero Profondo, fu: 42.









pre Allotropical in versione economica

Il preamplificatore Allotropical, che in origine prevede S&B TX-102 + TFK EC8020 + Tango #10429, può essere sviluppato in versione assai più economica e con componenti ben più semplici da reperire, implementandolo con i seguenti materiali:
TVC: Sowter 1035
Tube: E55L triode connected
TR OUT: Tango FW-20-S (Tango XE-20-S)


ingresso bilanciato

L’utilizzo del volume a trasformatore in un preamplificatore, porta in dote la possibilità dell’ingresso bilanciato, quindi non occorre aggiungere un trasformatore appositamente per questa funzione: http://ansaht.com/uv638jed4/ALP/188.jpg
Ancor più significativo, è l’esempio dei preamplificatori con volume ad autotrasformatore e trasformatore aggiunto per l’ingresso bilanciato: http://ansaht.com/uv638jed4/ALP/189.jpg


back-EMF

Con riferimento all’immagine a seguire, la back-EMF prodotta dall’altoparlante, si propone sul primario, amplificata dal rapporto di trasformazione, e tramite il condensatore d’alimentazione, la sua corrente circola nel ramo d’uscita.
Nel loop è compreso anche il bias automatico, costituito da resistenza e condensatore sul percorso a massa del catodo della valvola, e trattandosi di un collegamento a catodo comune, gli influssi negativi che ne derivano, coinvolgono direttamente il circuito d’ingresso.
L’aspetto grave è proprio il coinvolgimento dell’ingresso, ed è evitabile utilizzando il bias fisso, che permette di collegare direttamente a massa il catodo della valvola.
Non sono gravi invece, gli effetti della back-EMF sul ramo d’uscita, perché le tipiche resistenze dei single-ended (a partire dalla resistenza DC del secondario trasformatore), annichiliscono il problema.
Ecco spiegato uno dei motivi per cui la polarizzazione a bias fisso suona meglio… e va detto, che la presenza di un volume a trasformatore sul ramo d’ingresso, ne semplifica l’applicazione.






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