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BERLINER FISARMONIKER

 
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Autore Messaggio
sordo



Registrato: 17/05/08 20:47
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MessaggioInviato: Ven Mag 22, 2015 1:31 pm    Oggetto: BERLINER FISARMONIKER Rispondi citando

http://forum.videohifi.com/discussion/379977/il-futuro-dei-berliner-philarmoniker

grande argomento,,,
trattato come sempre con sprezzo der ridicolo,,
dalli amici der forum,,,,cicoria Laughing Laughing e sarcicce Laughing Laughing

Il dopo Rattle pe li poveri berlinesi(co la b picciolina)
se prospetta misero,,,,

gia il dopo Karajan fù uno scendere a livelli da supermarket,,,,
(avoja a dì che Karajan era un bieco industriale,,,, Cool faceva commercio,,, ma produceva Roll Royce,,,mica fiat panda come abbado) Embarassed

Quanno abbado venne sostituito da Rattle,,,,,
pensammo,,,forse cè un futuro,,,,,, Confused Shocked

oggi sappiamo con certezza che l unico in grado di condurre LA Berliner è
Christian Thielemann,,,
il crociato

Se volete farvi du risate leggete l articolino scritto da repubblicons
http://www.repubblica.it/esteri/2015/05/09/news/i_berliner_in_conclave_cosi_l_orchestra_piu_famosa_sceglie_il_suo_direttore-113913116/
un concentrato di banalita copiate pure male,,,,

Per me l'orchestra non esiste più dal 1989,,,,,
quanno il mime italico tentò invano di forgiarla,,,
l oro fu rubato dal reno,,,,,Embarassed

vennero anni ancor più bui,,,,
quando decise da sola di sostituire il proprio nome,,,,storico,,carico di Kultur

Berliner Philharmonisches

con quello attuale,,,,
Berliner Fisarmoniker
la fine fù dichiarata,,,,, Embarassed
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sordo



Registrato: 17/05/08 20:47
Messaggi: 1344

MessaggioInviato: Lun Giu 22, 2015 1:40 pm    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
mozarteum 12:28
Posts: 35,494Member

Hanno scelto il migliore, il piu' grande oggi in circolazione e uno dei piu' grandi di ogni tempo.


Urca!!!!! Shocked Embarassed
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sordo



Registrato: 17/05/08 20:47
Messaggi: 1344

MessaggioInviato: Lun Giu 22, 2015 2:10 pm    Oggetto: Isotta ci ha preso come sempre Rispondi citando

Citazione:


19 MAG 2015 13:24
A FARE IL CONTROPELO AI “BERLINER” CI PENSA PAOLO ISOTTA: “I FILARMONICI DI BERLINO NON SONO LA PRIMA ORCHESTRA DEL MONDO. LA PRIMA È L’ORCHESTRA SINFONICA DI CHICAGO. IL DIRETTORE USCENTE, SIMON RATTLE, NON È UN GRANDE, È APPENA DISCRETO”

"Siccome per i Berliner non è realistico pensare che possa prenderli in mano James Levine, il solo che alle grandi qualità tecniche e musicali affianchi una statura intellettuale altissima, io dico che tra i nomi che leggo il più idoneo sarebbe lo straordinario Kirill Petrenko"…


PAOLO ISOTTA (2)
Paolo Isotta per il “Corriere della Sera”

I Filarmonici di Berlino (che, sia detto incidentalmente, non sono la prima orchestra del mondo: e non da oggi: da quando, nel 1989, hanno perduto Herbert von Karajan… La prima è l’Orchestra Sinfonica di Chicago, oggi capeggiata da Riccardo Muti) non sono riusciti a eleggersi un direttore. La notizia è stata preceduta e seguita da commenti non professionistici.

Innanzitutto. Il direttore uscente, che li lascerà nel 2018, l’inglese Simon Rattle, non è un grande, è appena discreto. Quando fu eletto il «Corriere della Sera» m’inviò a Vienna a seguire l’esecuzione delle Nove Sinfonie di Beethoven da lui affrontata con i Filarmonici di Vienna.

Qualcosa di assai modesto sotto il profilo tecnico e concettuale. Il merito di Rattle sta nell’aver esperito un repertorio non usuale: come l’incisione della musica di Karol Szymanowski: ma questa splendida versione del Re Ruggero risale agli anni nei quali il Rattle fece tanto coll’Orchestra della Città di Birmingham. Si dice ch’egli si sia battuto per l’esecuzione del repertorio contemporaneo, da Karajan osteggiato: ma, attesa l’attuale creatività, ridotta per quantità e pochissimo interessante per qualità, è questione affatto secondaria.


Prima di Rattle direttore stabile, nientemeno successore del sommo Karajan, è stato Claudio Abbado. Costui si è adoperato per l’esecuzione del repertorio contemporaneo (dal quale escluse uno dei sommi sinfonisti della storia, Dimitri Sciostakovic, perché non collimava colle sue idee sulla musica d’«Avanguardia») e lo ha fatto, a esempio, annunciando pomposamente che sotto di lui non sarebbe stata eseguita una nota di Respighi: a suo dire passatista: uno dei grandi compositori del Novecento e caro a Karajan che tuttavia non eseguì i suoi tre capolavori sinfonici, Vetrate di chiesa , Trittico botticelliano e Metamorphoseon , forse perché troppo raffinati.


Si dice che le idee politiche di Christian Thielemann, attuale direttore dell’Orchestra di Stato di Dresda (la migliore europea oggi) gli siano costate l’elezione. Fra queste viene elencata la sua posizione nei confronti della musica contemporanea: ripeto, tale tema viene ingigantito dai giornalisti, essendo in sé di scarsa rilevanza.


In realtà Thielemann non è il custode della tradizione che vuol far credere di essere, come mostra il suo accettare regie (in specie wagneriane) vergognose. Anche questo mette in luce che fra le sue qualità tecniche e quelle di cultura v’è un certo divario. Egli tuttavia giganteggia su quasi tutti i suoi contendenti. Io mi domando perché abbia accettato di concorrere alla carica di direttore dei Berliner Philarmoniker: questi sono oggi un’orchestra non più di primo rango, solo di ottimo secondo; se nominato egli dovrebbe fare un terribile lavoro per riportarli su: perché lasciare Dresda? Se per malriposta ambizione di un nudo nome, ecco un altro segno dell’immaturità culturale di Thielemann.


Siccome per i Berliner non è realistico pensare che possa prenderli in mano James Levine, il solo che alle grandi qualità tecniche e musicali affianchi una statura intellettuale altissima, io dico che tra i nomi che leggo il più idoneo sarebbe lo straordinario Kirill Petrenko, che nel 2013 ascoltai a Bayreuth dirigere una Tetralogia degna di Knappertsbusch, Keilberth e Karajan (Petrenko è un nome che oggi fa bene alla musica: anche Vassily Petrenko, non di Kirill parente, è un giovane direttore di prima sfera): e, troppo giovane com’è, non poteva avere l’autorità di opporsi alla pazzesca scelta di regia che venne fatta (lo ripeto: a Bayreuth ho deciso di non tornare mai più dopo l’edizione del centenario). Ma siccome ho visto ben piazzato anche Gustavo Dudamel forse è giusto che vinca lui: un personaggio siffattamente ridicolo completerebbe il percorso: la Storia si manifesta la prima volta in forma tragica, dice Carlo Marx, e si ripete in forma farsesca.
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sordo



Registrato: 17/05/08 20:47
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MessaggioInviato: Lun Giu 22, 2015 2:15 pm    Oggetto: Tetragono Rispondi citando

Citazione:
Veniamo adesso al boccone più succulento, ossia all’ attesissimo nuovo allestimento del Ring affidato a due debuttanti sulla Grüne Hügel, il direttore d’ orchestra siberiano Kirill Petrenko, che da settembre assumerà la carica di Generalmusikdirektor della Bayerische Staatsoper e il regista berlinese Frank Castorf, da molti anni Intendänt di quella Volksbühne che qui in Germania è famosa per il tono provocatorio e scandalistico delle sue produzioni. Ora, qui da noi i registi d’ opera ormai hanno fatto tutto il possibile tranne che (almeno finora) far vedere la gente che si ammazza davvero sulla scena e si prendono normalmente libertà incredibili. Se a Bayreuth vanno a chiamare gente come il defunto Schliengensief e adesso Castorf, cosa si pretende? Vuol dire che le nipotastre Wagner cercano scientemente e deliberatamente lo scandalo, non trovo altra spiegazione plausibile. Voglio aggiungere che montare in questo modo le provocazioni è facilissimo. Come è facile poi accusare il pubblico di essere arretrato e di non capire le innovazioni. Quello che è veramente difficile, per chi dirige un teatro e vuol fare le cose seriamente, è portare il pubblico dalla tua, non scandalizzarlo. Di questo sono capaci tutti.

Del caravanserraglio allestito da Frank Castorf, alias “Frankie aus dem wilden Osten” secondo un’ arguta definizione del giornalista tedesco Axel Brüggelmann, si è già detto e scritto tantissimo e io non voglio qui discuterne più di tanto. Il tono gratuitamente provocatorio della messinscena, la mancanza di ritmo narrativo e la frammentarietà episodica sottolineata anche da coloro che hanno parlato positivamente dell’ operazione, la volgarità e il cattivo gusto di molte soluzioni sceniche sono certamente da censurare, ma in fondo la colpa non è del regista, che si è limitato a fare quello che ha sempre fatto nella sua carriera, ma di chi lo ha scelto pensando cinicamente di ripetere lo scandalo suscitato dal celebre allestimento firmato da Chereau nel 1976. Cosí facendo, la fischiata selvaggia ricevuta da Castorf al termine della Götterdämmerung non va vista come un incidente di percorso, visto che è stata deliberatamente cercata e preparata a freddo. È questo il vero lato repellente di tutta l’ operazione messa in piedi dalle due sorellastre Wagner, alla quale sono stati sacrificati tutti gli altri aspetti della produzione, con una parte musicale raffazzonata e di una modestia complessiva davvero imbarazzante per un teatro di prestigio. Alla fine quindi Castorf è stato il comodo parafulmine al quale indirizzare dissensi e contumelie che dovevano essere dirette a una direzione artistica incapace di combinare una compagnia di canto adeguata all’ importanza dell’ occasione e di trovare una bacchetta di livello superiore a quello messo in mostra dal modestissimo Petrenko. Per la verità, il direttore siberiano non era partito male, con un Rheingold tenuto saldamente in pugno, dalle sonorità ben calibrate e dal ritmo narrativo teso e serrato, culminante in un finale giustamente epico e grandioso. Non male anche il primo atto della Walküre diretto con fervore, passionalità e ricchezza di carica teatrale. Da qui in poi, è sembrato che Petrenko perdesse gradatamente il filo del discorso, con una narrazione che si faceva sempre più incerta e frammentaria, dinamiche sciatte e scarso controllo delle sonorità orchestrali, fino ad arrivare ad un terzo atto del Siegfried assolutamente imbarazzante per la catatonia della narrazione e l’ assoluta incapacità della bacchetta ad arginare almeno in parte il vero e proprio disastro vocale che andava compiendosi sulla scena. Nella Götterdämmerung poi, ho finalmente capito che la chiave complessiva della lettura di Petrenko era il vecchio motto della Marina borbonica: “Facite ammuina”. Una direzione di una mediocrità e monotonia infinite, che dimostrava scarso dominio delle complessità di questa monumentale partitura e una mancanza di capacità narrative a tratti davvero imbarazzante. Al di là di un generico fracasso orchestrale nei momenti concitati non c’ era nulla, nella lettura di Petrenko, che richiamasse almeno alla lontana la grandiosità del dramma. Sciatti e superficiali gli interludi, bombastica e rumoristica la conclusione, a suggellare una prova degna al massimo di un mediocre Kapellmeister di provincia. Un pessimo debutto, tale da far rimpiangere anche direttori come Adam Fischer e Peter Schneider, magari interpreti non eccelsi ma dotati di una solidità narrativa e di un senso del teatro infinitamente superiori a quelli del mediocrissimo Petrenko.

Vocalmente, il progetto iniziale era stato ideato pensando alla presenza di Angela Denoke come protagonista, ma la cantante di Stade, dopo aver dato un’ occhiata allo spartito, deve essersi accorta che il fatto di poter ancora indossare la taglia 38 a cinquantadue anni di età non è un requisito sufficiente per impersonare le tre Brünhilde e ha dato forfait. A sostituirla è stata chiamata Catherine Foster, soprano inglese che già avevo ascoltato come mediocre Abigaille a Stuttgart e che, in quello che è uno dei ruoli più terribili di tutta la letteratura operistica, si è immolata come i cavalleggeri polacchi mandati a contrastare i carri armati delle Wehrmacht il primo settembre 1939, con una delle prestazioni più imbarazzanti che si siano ascoltate negli ultimi decenni in un teatro di un certo livello. Un vero e proprio festival di stonature, urla, suoni vetrosi, fissi e strozzati e un continuo cercare vanamente di venire a capo di una tessitura impossibile da dominare per una voce con queste caratteristiche.


vecchia recensione della tetralogia diretta da Kiril Petrenko
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